Ivan CarcassiConsulente marketing
← Tutti gli articoli
SEO · 8 ottobre 2026 · 6 min di lettura

Come opera Google in Italia: cosa cambia per le aziende che vogliono farsi trovare

Quando un cliente mi chiede "dove devo essere per farmi trovare?", la risposta di partenza in Italia resta una: su Google. Ma il Google del 2026 non è quello di tre anni fa. Ho messo in fila i fatti verificabili su come opera in Italia, con data e fonte per ognuno, e cosa ne deriva per un'azienda emiliana.

Quanto pesa Google nella ricerca in Italia

Secondo StatCounter, a settembre 2026 Google ha in Italia l'87,31% delle ricerche considerando tutti i dispositivi; Bing è al 5,97%. Se si guarda solo lo smartphone, la quota di Google sale al 97,53% e Bing scende allo 0,55%.

Il dato va letto per quello che è: StatCounter misura le visite che arrivano ai siti dai motori di ricerca (su un campione di oltre 3 miliardi di pagine viste al mese), non il numero di ricerche fatte. Resta comunque l'indicatore più usato e il quadro è netto: chi cerca un'azienda dal telefono, in Italia, lo fa quasi sempre su Google.

Motore di ricercaTutti i dispositiviSolo mobile
Google87,31%97,53%
Bing5,97%0,55%
DuckDuckGo0,69%0,56%
Ecosia0,42%0,46%

Fonte: StatCounter Global Stats, Italia, settembre 2026.

La presenza di Google in Italia

  • Sede. Google Italy srl ha sede a Milano, in via Federico Confalonieri 4 (dato del registro imprese riportato da QN Top Aziende).
  • Cloud region italiane. Google Cloud ha aperto la region di Milano (europe-west8) il 15 giugno 2022 e quella di Torino il 23 marzo 2023, entrambe in partnership con TIM e con tre zone ciascuna. Per un'azienda significa poter tenere dati e applicazioni su server fisicamente in Italia.
  • Il piano "Italia in Digitale". Annunciato il 9 luglio 2020: oltre 900 milioni di dollari in cinque anni, comprese le due cloud region e un programma di formazione e strumenti per le PMI. Il periodo di cinque anni si è chiuso nel 2025.
  • Formazione sull'AI. Il 4 febbraio 2026 Google Italia ha annunciato 100.000 licenze gratuite per i suoi corsi di intelligenza artificiale su Coursera (tra cui Google AI Essentials e Prompting Essentials), distribuite tramite cinque partner tra università e sindacato, oltre a fondi Google.org per quattro centri di ricerca universitari. Ad aprile 2024 era partito "IA per il Made in Italy", con formazione e consulenze gratuite per le PMI di metalmeccanica, moda, arredo e agroalimentare.

Una nota onesta: "Crescere in Digitale", il programma storico con Unioncamere, oggi Google lo cita tra le iniziative passate. Non ho trovato un'edizione attiva nel 2026, quindi prima di contarci conviene verificare sul sito della propria Camera di commercio.

AI Overview e AI Mode: le risposte generate arrivano in italiano

Questo è il cambiamento che pesa di più sul modo di farsi trovare.

  • AI Overview (il riassunto generato dall'AI in cima ai risultati) è arrivata in Italia il 26 marzo 2025, anche in italiano, per gli utenti maggiorenni che hanno fatto l'accesso al proprio account Google. Lo ha annunciato Google sul suo blog italiano.
  • AI Mode, la modalità di ricerca conversazionale basata su Gemini, è disponibile in italiano dall'8 ottobre 2025: compare come scheda nella pagina dei risultati e nell'app Google. È pensata per domande lunghe e complesse: scompone la richiesta e lancia più ricerche in parallelo, poi propone una risposta con i link alle fonti.

In pratica, per molte ricerche informative l'utente legge una sintesi prima di vedere i classici dieci link. Per un'azienda diventa importante essere tra le fonti citate in quella sintesi, oltre che tra i risultati organici.

Antitrust: i procedimenti che toccano anche le aziende italiane

  • AGCM, consenso al collegamento dei servizi. L'Autorità garante della concorrenza aveva avviato un'istruttoria nel 2024 sulla richiesta di consenso con cui Google chiede di collegare tra loro i suoi servizi (Ricerca, YouTube, Play e altri), ritenendo le informazioni incomplete. A novembre 2025 l'AGCM ha chiuso il procedimento accettando gli impegni di Google, senza sanzione: messaggio più chiaro, link all'elenco completo dei servizi, possibilità di rinviare la scelta, email di riepilogo agli utenti italiani. Per chi fa pubblicità è un tema concreto: quanti utenti acconsentono al collegamento dei dati incide sulla personalizzazione degli annunci.
  • Commissione europea, adtech. Il 5 settembre 2025 la Commissione ha multato Google per 2,95 miliardi di euro per abuso di posizione dominante nella pubblicità display: secondo Bruxelles Google ha favorito il proprio exchange AdX. A novembre 2025 la stampa ha riferito di un pacchetto di rimedi presentato da Google; l'esito finale va verificato. Riguarda soprattutto la pubblicità sui siti di terzi e gli editori, meno chi fa solo annunci sulla Ricerca.

Google Business Profile: la scheda resta il primo biglietto da visita

Per le ricerche locali, tipo "serramenti Modena" o "commercialista vicino a me", la scheda dell'attività su Google conta spesso più del sito. La guida ufficiale di Google spiega che il posizionamento locale dipende da tre fattori:

  • Pertinenza: quanto la scheda corrisponde a ciò che l'utente cerca. Categoria, servizi e descrizione completi aiutano.
  • Distanza: quanto l'attività è vicina a chi cerca.
  • Prominenza: quanto l'attività è conosciuta, anche in base ai siti che ne parlano, al numero di recensioni e alle valutazioni.

Google precisa anche che non si può pagare per migliorare il posizionamento della scheda. Contano la verifica, i dati aggiornati (orari compresi quelli festivi), le foto e le risposte alle recensioni.

Cosa significa per un'azienda di Bologna e Modena

Riassumo in quattro mosse quello che consiglio ai clienti tra Bologna, Modena, Reggio Emilia e Ferrara.

  • Prima la scheda. Verificata, con la categoria giusta, orari aggiornati, foto reali dei luoghi e dei prodotti, e risposte a tutte le recensioni, anche quelle negative. È gratis e spesso è il primo contatto con il cliente.
  • Una SEO adatta alle risposte generate dall'AI. Pagine che rispondono in modo chiaro a domande precise ("quanto costa", "quanto ci vuole", "che differenza c'è tra"), con dati verificabili, chi siamo, sede e referenze. Sono i contenuti che più facilmente vengono ripresi come fonte. È il lavoro che faccio con la SEO a Bologna.
  • Google Ads con un occhio al consenso. Con meno dati personalizzati disponibili contano di più parole chiave scelte bene, annunci pertinenti e una misurazione delle conversioni impostata correttamente, nel rispetto del consenso. Se ne parla nella pagina sulle campagne Google Ads a Bologna.
  • Ottimizzate prima per lo smartphone. Con quasi il 98% delle ricerche da mobile che passa da Google, un sito lento o scomodo dal telefono butta via il lavoro fatto su scheda e annunci.

Nessuna di queste mosse garantisce un posizionamento: Google cambia di continuo e nessuno controlla l'algoritmo. Ma un'azienda con scheda curata, contenuti chiari e campagne misurate parte comunque avvantaggiata, anche nella ricerca con l'AI.