Ogni mese vedi la spesa di Google Ads sull'estratto conto, i clic ci sono, ma il telefono resta muto e le richieste sono poche o sbagliate. È una situazione frequente, e quasi mai la colpa è «di Google». Di solito c'è un anello debole nella catena che va dall'annuncio al contatto.
Come capire dove si rompe la catena
Una campagna funziona quando quattro cose sono allineate: chi vede l'annuncio, cosa promette l'annuncio, dove arriva il clic e cosa può fare la persona una volta arrivata. Basta che una sia fuori fuoco perché il budget si consumi senza risultati.
Cosa controllare, in ordine
- Le parole chiave. Apri il report dei termini di ricerca: sono le frasi che le persone hanno davvero digitato prima di cliccare. Se trovi ricerche curiose, informative o lontane dal tuo servizio, la campagna sta pagando clic inutili.
- Le parole da escludere. Aggiungi come «negative» i termini che non ti interessano: «gratis», «fai da te», «lavoro», «corso», o il nome di prodotti che non vendi.
- La zona geografica. Un'officina di Modena non ha bisogno di clic da tutta Italia. Controlla che l'area scelta corrisponda a dove lavori davvero.
- Gli orari. Se rispondi al telefono solo in certe ore, gli annunci in orari in cui nessuno risponde sono denaro sprecato.
- La pagina di arrivo. Chi clicca deve trovare subito ciò che l'annuncio prometteva, con un telefono o un modulo ben visibili. Provala dal tuo smartphone, come farebbe un cliente.
- Il tracciamento. Senza conteggio di telefonate, moduli e messaggi non sai cosa funziona. Molte campagne sembrano «ferme» solo perché non si misura nulla.
Gli errori più comuni
- Mandare tutti i clic sulla home page invece che su una pagina dedicata al servizio.
- Lasciare che la campagna scelga ricerche troppo larghe, senza verificarle.
- Giudicare dopo pochi giorni: i sistemi hanno bisogno di un periodo di assestamento e di dati sufficienti.
- Non rispondere in fretta alle richieste: un contatto lasciato in attesa spesso va dal concorrente.
- Cambiare tutto insieme, così non si capisce più cosa abbia migliorato o peggiorato.
Un esempio concreto
Un'azienda che installa serramenti vede molti clic ma poche richieste. Controllando i termini di ricerca scopre che molte persone cercano «riparazione» e «bricolage», mentre l'azienda fa solo forniture e posa. Dopo aver escluso quei termini e aver creato una pagina specifica sul preventivo, i contatti diventano meno numerosi nei clic ma più adatti alla vendita.
Se vuoi approfondire la lettura dei dati, trovi un percorso nel consiglio come leggere il report di Google Ads.
La soluzione che resta in azienda
Verificare questi punti da soli è un buon inizio, ma una campagna va seguita con continuità: le ricerche cambiano, i concorrenti si muovono, le stagioni spostano la domanda. Con i team di Pagine Sì! impostiamo e gestiamo campagne Google Ads con obiettivi chiari e tracciamento delle richieste, e le colleghiamo a una landing page dedicata, che resta di proprietà dell'azienda e continua a servire anche nelle campagne future. Così la spesa pubblicitaria costruisce uno strumento, non solo clic.