Il visitatore è interessato, arriva in fondo alla pagina, trova un modulo con dodici campi obbligatori, e se ne va. Succede spesso: il modulo è l'ultimo ostacolo prima del contatto, e spesso è anche il più alto.
Quanti campi servono davvero
Chiediti, per ogni campo: «Mi serve per rispondere o per fare il preventivo?». Se la risposta è no, toglilo. Per una prima richiesta, di norma bastano:
- nome;
- telefono o email;
- un campo libero per descrivere la richiesta.
Il resto lo chiederai dopo, parlando con la persona. Per attività più tecniche, come un'azienda B2B, può servire qualche campo in più, ma ogni campo aggiunto ne abbassa la compilazione.
Come costruirlo, passo dopo passo
- Un titolo che promette qualcosa. Meglio «Richiedi un preventivo» che «Contatti».
- Etichette chiare, sopra ogni campo, in parole semplici.
- Un pulsante con un verbo concreto: «Invia la richiesta», non «Invia» e nemmeno «Submit».
- Un messaggio rassicurante sotto il pulsante: «Ti rispondiamo entro un giorno lavorativo», se è vero.
- Il consenso privacy, in regola e senza caselle precompilate: vedi sito in regola con privacy e cookie.
- Una pagina di conferma che dice cosa succede dopo l'invio.
Da smartphone, soprattutto
Molte richieste partono dal telefono. Campi larghi, tastiera adatta (numerica per il telefono, email per l'indirizzo), pulsante facile da toccare. Prova a compilarlo tu con una mano sola: se è scomodo, lo è anche per i clienti.
Gli errori più comuni
- Il modulo non invia più le email e nessuno lo controlla.
- Le richieste finiscono nella posta indesiderata.
- Campi obbligatori inutili, come il codice fiscale.
- Sistemi anti-spam così difficili che bloccano anche i clienti veri.
- Nessuno risponde in tempi ragionevoli.
Una volta a settimana, invia tu una richiesta di prova e verifica che arrivi alla persona giusta. Per cosa fare dopo l'arrivo, leggi come gestire i contatti dal sito.
Un esempio pratico
Uno studio professionale ha un modulo con indirizzo completo, partita IVA, oggetto e cinque menu a tendina. Lo riduce a nome, telefono, una riga per descrivere il problema e una scelta tra «chiamatemi» e «scrivetemi». Il modulo diventa più breve e chi lo riceve ha comunque le informazioni per iniziare. Il resto si chiede nella prima telefonata, quando la persona si sente già ascoltata.
Ricorda infine che il modulo è una promessa: chi lo compila si aspetta una risposta. Decidi chi la dà, in quanto tempo e con quale tono, e rispettalo sempre.
La soluzione che resta in azienda
Un modulo ben fatto è parte di un percorso: pagina, invito, invio, risposta. Nei siti web che realizziamo con i team di Pagine Sì! i moduli sono semplici, conformi e collegati a chi deve rispondere. Se vuoi raccogliere richieste da una campagna, una landing page o le campagne Meta con modulo contatto riducono i passaggi al minimo.